il blog del norbi

17 February 2007

Ragazzi e figli: non solo problemi

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Appunti dell’incontro pubblico con Guido Tallone (Sindaco di Rivoli, lunga esperienza come educatore del Gruppo Abele di Torino) di giovedì 15 febbraio 2007, svoltosi a Collecchio e organizzato dall Scuola genitori.

Come ci si riconcilia coi figli che l’ambiente mediatico li pone come problemi? I nostri ragazzi vanno visti come risorse. Nella loro comunicatività i nostri figli sono dei diesel.
I ragazzi lo sentono di sentirsi problema, quando vorrebbero trovarci… non ci trovano… hanno bisogno di sapere che sono importanti

DATI STATISTICI:
Un ragazzo tra i 10 e i 12 anni ha passatopiù ore davanti al televisore che a scuola….. Per loro è difficilissimo non essere “clienti” con le pubblicità che assimilano (è già difficile per noi); il bombardamento che ricevono inevitabilmente li condiziona.

Potrebbe essere la prima volta che una generazione non possa tenere il tenore sociale in cui vive e crese, una difficoltà enorme per la crescita. La mia generazione è passata dal bagno in comune sul balcone al bagno in casa, il rischio di invertire è un dramma. Una potenziale difficoltà nel domani è una difficoltà del crescere.

La fraternità nei paradigmi antropologici è “Adamo-Eva”, “Caino-Abele”, erotismo e diversità, poi compare l’incomunicabilità.
Diversità che si unisce, unità che si diversifica. Nella fraternità uno deve farsi vederebene agli occhi dei genitori sapendo che non è solo, c’è un altro.
Il secondo deve differenziarsi dal primo e ciò sconvolge il genitore che lo pensa come il primo. La diversità ci spiazza, siamo portati alla sintesi, alla uniformità.
Il meccanissmo è differenziarsi, unicità come un negativo fotografico sulla stessa piattaforma.
Fraternità fatta di clandestina competitività che porta ai ragazzi il pensiero di essere meno seguiti.
Fatica dei ragazzi che non trovano il loro posto dentro l’unicità.

Come te lo dice un ragazzo che sta male? Te lo dice facendoti star male…. Don Milani lo sapeva molto bene……
Io non voglio essere un problema per te, sono una persona…… difficile stare coi propri figli, ma per loro è molto difficile crescere….

STATISTICA: negli anni ‘70 un ragazzo usava circa 1500 parole, oggi ne utilizza circa 600…..

Nel bullismo c’è bisogno di comunicazione….. ragazzi pensati come clienti, grossi consumatori, letti come un problema, apatici, non fanno politica, non fanno niente…. ad un certo punto loro dicono “andate a farvi fottere”….

Loro hano le antenne, loro hanno bisogno e vogliono ascoltare, vogliono sentire cosa diciamo del telegiornale, della zia, dei vicini……
Quando sono piccoli vedono l’equilibrio della famiglia, quando crescono vedono la sfiga…… fanno fatica e chiedono aiuto per diventare autonomi

Da una identità unitaria con la quale siamo cresciuti (o/o o di qui o di là) siamo ad una loro identità semre meno sintetica, una identità molteplice (e/e e questo e quello)
Per gli adoloscenti, la loro ricerca è fatta di “e” con una difficoltà di sintesi, una ricerca di regia di riferimentiper sponde diverse, per noi inconciliabili

Gibran: “I vostri figli non sono vostri figli. Essi sono i figli e le figlie della brama della Vita per la vita. Essi vengono attraverso voi ma non per voi. E benché essi siano con voi essi non appartengono a voi. Voi potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri, Poiché essi hanno i propri pensieri. Voi potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime, Poiché le loro anime dimorano case di domani, che non potrete visitare, neppure in sogno. Potrete essere come loro, ma non cercate di farli simili a voi, Poiché la vita procede e non si ferma a ieri. Voi siete gli archi di i vostri figli sono frecce vive scoccate lontano.”

A 12 anni il figlio non può capire i genitori e se lo capisce è un cretino

Una volta c’erano necessità e andavano superate, noi cerchiamo di facilitarli, ma non avendo più necessità se le vanno a cercare…

Non vedere i figli come un problema e non togliere loro le difficoltà

Indiani dicono che i figli han bisogno solo di due cose: radici e ali.

Hanno bisogno di fiducia, non vanno accettati, vanno accolti. L’accettare hauna sfumatura di tolleranza anche se viene inteso come accogliere.

Non è merito mio se mio figlio è un genio e non è colpa mia se finisce in galera.

Il mistero dell’amore.. accogliere il figlio per quello che è….. incontrare l’altro, non l’immagine dell’altro.

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