il blog del norbi

30 March 2009

Enrico Letta a Parma

Enrico Letta Sabato mattina all’Hotel Parma & Congressi tande domande per Enrico Letta: sul credito e la confusione che c’è  ("Euribor al 5% costo 6%, Euribor 1,5% costo 5%???"), sulla crisi e la confusione che c’è, sulle imprese e il lavoro e la confusione che c’è, sull’agricoltura e le quote latte e la confusione che c’è, sul PD e la confusione che c’è, sulla comunicazione e la confusione che c’è.

Gran confusione insomma a cui Enrico ha cercato di chiarire e mettere ordine.

  • la chiave è nell’essere in condivisione con le vicende, col flusso della vita
  • condividere i paese, non disprezzarlo…. non è la gente che non ci capisce….
  • il nostro destino è la nostra capacità di stare dentro al problema
  • nostra colpa è la scarsa credibilità che ci siamo costruiti
  • ripartire dal livello della realtà lasciando il livello "narrativo" a Berrlusconi … sui sinfoli temi non ci si può fermare agli slogan, occorre essere concreti nelle proposte
  • Bisogna sostenere la base industriale, altrimenti si corre il rischio che 4 milioni di imprenditori facciano delle scelte individuali, di ripiego, chiudendo l’attività. È fortissimo il pericolo che molte imprese in Italia decidano di chiudere i battenti
  • L’economia finanziaria ha creato i danni, oggi è il momento per creare un nuovo quadro di regole per il sistema finanziario. Sarebbe assurdo non cambiare immediatamente. Serve quindi un’autorità di regolazione livello europeo. Molte cose che l’Unione europea sta facendo in questo periodo sono acqua fresca. C’è bisogno di una vera autorità di vigilanza dei sistemi finanziari. Le competenze potrebbero essere affidate direttamente alla Bce. Sarebbe la cosa più semplice affidarle alla Banca piuttosto che creare una apposita istituzione
  • C’è bisogno di lanciare un chiarissimo segnale politico: l’Italia non può rinunciare alla sua vocazione industriale. Posta questa premessa, è evidente che tutte le misure messe in campo per fronteggiare la crisi dovranno essere mirate specialmente alle piccole e medie imprese su cui si regge il nostro sistema produttivo. Credo che in questi mesi così difficili siano due i capitoli cruciali sui quali intervenire. In primo luogo, l’accesso al credito; in secondo, e si tratta di un aspetto strettamente correlato al precedente, il rapporto tra pmi e pubblica amministrazione. Sia in un caso che nell’altro spetta al legislatore porre le condizioni affinché la mancanza di liquidità, temporanea e comprensibile in una fase in cui il volume delle esportazioni è in caduta libera, non si traduca in una definitiva messa in mora delle imprese stesse
  • Sappiamo che occorre dare subito un impulso positivo per far ripartire l’economia, in particolare le piccole e medie imprese. Sappiamo anche che per queste ultime il rapporto con gli enti territoriali è fondamentale. Su queste basi l’ipotesi più auspicabile mi sembra quella che di prevedere forme, ben regolate, di deroga temporanea al patto di stabilità interno solo per quegli enti che negli anni precedenti si siano puntualmente distinti per la virtuosità dei propri bilanci. L’eventuale disavanzo che la deroga comporterà dovrà, comunque, essere coperto attraverso riduzioni sistematiche delle spese improduttive
  • Un elemento centrale dovrà essere anzitutto fattività di monitoraggio sul credito effettivo fatto dalle banche alle aziende in seguito all’accesso ai cosiddetti Tremonti bond. Se lo stato si impegna a mettere a disposizione risorse per il sistema bancario, il sistema bancario ha l’obbligo, non solo etico, di fare il suo mestiere. Cioè fare credito alle imprese produttive che in Italia sono, da sempre, soprattutto le pmi

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