La scuola siamo noi
Quasi in contemporanea la presentazione dell’ODG "Scuola e questione educativa in Italia" al Consiglio Comunale di lunedì scorso, l’intervento di Pierluigi Castagnetti alla Camera dei Deputati sulla riforma della scuola.
Sintonia anche per i contenuti:
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"Perché, signora Ministro e signor sottosegretario, un decreto-legge? Non vi era alcun presupposto perché un provvedimento di questa portata fosse approvato attraverso lo strumento della decretazione d’urgenza. Evidentemente, avete voluto eludere un confronto serio."
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"Ciò che colpisce, poi, in questa vicenda, è la disinvoltura e l’arroganza di un pensiero sbrigativo, per rubare l’immagine di un recente articolo molto interessante e inquietante di Michele Serra su la Repubblica."
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"Non neghiamo che vi siano questioni aperte, problemi seri nella scuola italiana (l’indagine OCSE-PISA del 2006 li ha evidenziati in modo drammatico); ciò che le contestiamo è l’efficacia della risposta che il Governo intende dare. Il decreto-legge sposta il suo intervento verso contenuti assolutamente sbagliati, che vengono di fatto identificati come le cause dei problemi della scuola italiana: troppi insegnanti, il voto in condotta, l’orario scuola, la valutazione numerica."
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"Non si capisce per quale ragione pedagogica e didattica l’insegnante unico dovrebbe essere più competente di un insegnante che ha un’area più ristretta di contenuti da insegnare. Il principio sembra il seguente: più si amplia lo spettro della pluralità disciplinare, più l’insegnante otterrà risultati migliori."
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"La rappresentazione numerica può anche semplificare la comunicazione sociale, ma non porta nessun valore aggiunto alla conoscenza dei problemi di apprendimento dei soggetti in questione. Lo sforzo della valutazione qualitativa è stato proprio quello di cercare di capire, e quindi di intervenire per aiutare le operazioni di assimilazione e di costruzione della conoscenza."
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"il voto in condotta e le sue conseguenze in caso di insufficienza. La cosa può avere un qualche senso: sicuramente produce un consenso emotivo nella società, oggi fortemente colpita da tanti episodi di violenza giovanile, di bullismo, di comportamenti comunque inaccettabili. Noi stessi non sottovalutiamo l’importanza di questo aspetto. Ma in questa sede vorrei richiamare il Governo a qualche valutazione sull’efficacia dell’intervento in questione, soprattutto se lasciato come unico, come una specie di spot sul tema. Si torna al comportamentismo puro, che consiste nel ritenere che la punizione migliori il comportamento del soggetto, non solo nelle sue azioni ordinarie, ma anche nelle sue motivazioni, e che ne favorisca i processi di apprendimento."
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"La difficoltà dell’apprendimento dei soggetti in alcune discipline viene risolta con la minore offerta del tempo di formazione. Si poteva pensare che l’intervento legislativo potesse essere finalizzato a una riqualificazione della didattica, al fine di provare strade più adeguate e finalizzate per ottenere risultati. Invece, si è pensato che l’esposizione dei soggetti alla scuola sia eccessiva, e che quindi questa debba essere ridotta."
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"Si chiede così alla famiglia, onorevole Aprea - già fortemente sconvolta sul piano organizzativo proprio da questo intervento, che semplicemente si disinteressa di conciliare i tempi della scuola con quelli di vita e di lavoro dei genitori - che sia lei a migliorare o a integrare ciò che la scuola non riesce a fare. In questo modo la famiglia viene caricata di ulteriori problemi. In particolare, è tutta da provare la capacità della famiglia oggi, della famiglia media, di offrire al figlio un servizio di supporto culturale. Pensate, signori del Governo, alla realtà delle famiglie italiane, soprattutto di quelle più povere, più marginali, che hanno meno opportunità e risorse. Sembra da escludere che la famiglia media possa supplire a ciò che la scuola toglie ai ragazzi senza ricorrere a servizi privati esterni alla famiglia stessa e alla scuola, ovviamente onerosi."
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"La famiglia oggi, con tutti i suoi problemi e con tutte le sue diverse forme sociali, richiede una strategia opposta. Ha bisogno di un supporto forte da parte dei servizi educativi, ha bisogno di non essere lasciata sola nella già complessa situazione sociale del momento, ha bisogno di trovare nei servizi sociali, sopratutto in quelli della scuola deputati alla cultura e alla formazione di comportamenti etici, un solido ed efficace sostegno non solo durante il periodo invernale ma, quasi paradossalmente, per tutto l’anno. La scuola ha una funzione sociale, oltre che strettamente culturale. Il suo nuovo impegno oggi è quello di migliorare e differenziare i servizi, non di ridurli."
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"la bocciatura, il taglio delle ore, il voto in condotta, l’insegnante unico non hanno niente in comune con l’investimento sulla ricerca didattica, sulla qualificazione professionale dei docenti e sulla stessa organizzazione della scuola. Perciò riteniamo che questa non sia una riforma, ma una modalità per lo Stato di fare cassa. E fare cassa sulle spalle delle nuove generazioni è la cosa più imperdonabile, oltre che più autolesionista, che uno Stato possa immaginare"







