il blog del norbi

3 August 2009

Incontro con Enrico Letta

Dal portale valtaro.it (foto di Mauro Delgrosso e testo di Elisa Delgrosso)

“Costruire una cattedrale”: é l’ultimo libro scritto da Enrico Letta, ospite per un giorno a Borgotaro. I suoi pensieri sulla politica attuale, sulla necessità di un cambiamento radicale, basato sull’ascolto della gente.

Costruire qualcosa di duraturo, solido, capace di cambiare la storia, come le antiche cattedrali del Medioevo, significa mettere al lavoro tutta una collettività di persone, che si impegnano per qualcosa che va ben al di là della propria persona e della propria vita.

La “cattedrale” è un po’ il simbolo della logica che Enrico Letta, parlamentare del Partito Democratico, ha seguito nella scrittura del suo ultimo libro, intitolato appunto “Costruire una cattedrale”, presentato in sua presenza lo scorso venerdì a Borgo val di Taro.

Una sala stracolma, quella dello storico palazzo Tardiani, ha accolto Letta con un pubblico numerosissimo e più che mai attento alle sue parole, che partendo dai concetti, espressi nei vari capitoli del libro, sono arrivate ai grandi temi della crisi, del meridione, dell’economia e della partecipazione politica.

Introdotto dagli interventi del vice presidente della Provincia Pier Luigi Ferrari e del coordinatore comprensoriale del Partito Democratico Claudio Barilli, l’onorevole Letta ha parlato del suo percorso politico, parallelamente al percorso che dalla sua nascita ha avuto il PD, fino ad arrivare alla riorganizzazione interna del partito che vedrà il suo culmine del prossimo congresso di ottobre, in cui verrà eletto il nuovo segretario nazionale, e poi via via i segretari regionali, provinciali e così via.

“Zaino leggero, orecchie a terra”, Letta vuole un Partito Democratico che si sbrogli da tutti i vincoli passati, dai pesi che fino ad ora l’hanno rallentato, lasciando spazio al lavoro per il futuro e soprattutto all’ascolto della gente.

La “cattedrale” di Enrico Letta è un’idea, una metafora non poi così astratta, quella che, con lo sforzo collettivo di molti uomini, che pur coscienti del valore di ciò che facevano, non hanno mai visto la fine dell’opera complessiva, ma che lo stesso hanno lavorato contribuendo alla realizzazione di qualcosa che rimane ancor oggi a simbolo di fede, maestria, duro lavoro.

Un chiaro esempio di ciò Letta, nato a Pisa, ce l’ha ben presente, con un’economia ricca che deriva per lo più da due opere costruite secoli fa: il complesso monumentale di piazza dei Miracoli e l’Università.
Con l’uso di questa efficace metafora si snoda la concezione che Enrico Letta ha del PD, un partito che dovrà necessariamente lottare contro i mali “occulti” del “presentismo e del presenzialismo, in un mondo dove tutto deve cambiare subito, dove l’individualismo è lodato quando invece è in realtà una delle cause scatenanti dell’attuale crisi economica mondiale.”

E per quanto riguarda le candidature alla segreteria nazionale Letta non ha dubbi, e spiega la sua scelta di sostenere Pier Luigi Bersani “perché in una situazione come quella attuale, dopo la delusione e le strade sbagliate prese dal PD, non posso assolutamente sostenere una linea di continuità”

22 June 2009

Bernazzoli Presidente!

Bernazzoli Presidente!I risultati di Sala

- 2127 votanti (51,55%) su 4126 elettori

- 28 schede bianche (1,3%) e 24 nulle (1,1%)

- voti validi 2075 (97,6%)

- Vincenzo Bernazzoli 1325 voti (63,86%)

- Giampaolo Lavagetto 750 voti (36,14%)

Stasera, ore 21.30, inpiazzale della Pace a Parma, grande festa per la vittoria di Vincenzo Bernzazzoli!!!

15 June 2009

Lavagetto non lo sa…

Bernazzoli e Lavagetto dal sito della Gazzetta di PArma Quanti sono quelli che conoscono il testo dei quesiti del Referendum Elettorale del 21 e 22 giugno?

Quanti sanno che nessun quesito tratta della possibilità di abrogare le liste bloccate in modo da poter reintrodurre le preferenze?

Dal faccia a faccia dei candidati al ballottaggio per la Presidenza della Provincia di Parma pubblicato ieri sul sito della Gazzetta di Parma

"Il 21 e 22 giugno si voterà anche per il referendum sul sistema elettorale: voi come vi esprimerete?
Bernazzoli
Voterò sì, perchè va modificato il quadro complessivo del governo di una società complessa.
Lavagetto
Voterò sì, perchè i cittadini devono votare direttamente le persone da mandare in parlamento. "

Ecco, dalle risposte si evince cha Lavagetto non lo sa…

10 June 2009

“Si parli e si discuta”

Pierlugi CastagnettiInauguriamo la serie "l’incapacità dell’autocritica è frustrante ed è segno di grande stupidità e immaturità"! (scusa Elena, ma ti ho fregato il pensiero…)

Dal sito di Pierluigi Castagnetti: "Il Pd ha bisogno di un congresso ‘fondativo’, in cui ’si parli e si discuta’ e si elabori una ‘proposta politica forte’ con cui presentarsi al Paese che ‘e’ profondamente cambiato’."

Fa piacere che lo dica ora anche Castagnetti, resta, comunque, il fatto che la "base" è da più di un anno che lo dice invano e, caro Castagnetti, se è vero che "per il Pd la questione è capire questa Italia ed elaborare una proposta politica forte con cui tornare a parlare al Paese." non è altrettanto vero che questa benedetta "base" possa essere anch’essa al congresso disposta "a votare Marini e D’Alema"!!!

19 May 2009

A cena con Cristina e Simona

Le foto della cena tenutasi al Risrorante-Self Service "Il Mangione" di Sala Baganza ieri, 18 maggio, con Simona Caselli, candidata PD per il Parlamento Europeo collegio Nord-Est, Cristina Merusi, candidata al Consiglio Provinciale collegio Felino-Sala Baganza, e amici salesi e felinesi.

Cena con Cristina e Simona Cena con Cristina e Simona

altre foto su Picasaweb

18 May 2009

A pranzo con Fassino: le foto

Grazie ad Andrea Zini e Simona Caselli per le foto del pranzo di finanziamento tenutosi ai Pifferi di Sala Baganza ieri, 17 maggio, con Piero Fassino, Simona Caselli, Salvatore Caronna, Vincenzo Bernazzoli, Cristina Merusi, Albertina Soliani, Carmen Motta, Alfredo Peri e tantissimi amici e compagni, candidati alle amministrative o semplici importanti elettori.

Pranzo con Fassino Pranzo con Fassino

altre foto su Flickr

30 March 2009

Enrico Letta a Parma

Enrico Letta Sabato mattina all’Hotel Parma & Congressi tande domande per Enrico Letta: sul credito e la confusione che c’è  ("Euribor al 5% costo 6%, Euribor 1,5% costo 5%???"), sulla crisi e la confusione che c’è, sulle imprese e il lavoro e la confusione che c’è, sull’agricoltura e le quote latte e la confusione che c’è, sul PD e la confusione che c’è, sulla comunicazione e la confusione che c’è.

Gran confusione insomma a cui Enrico ha cercato di chiarire e mettere ordine.

  • la chiave è nell’essere in condivisione con le vicende, col flusso della vita
  • condividere i paese, non disprezzarlo…. non è la gente che non ci capisce….
  • il nostro destino è la nostra capacità di stare dentro al problema
  • nostra colpa è la scarsa credibilità che ci siamo costruiti
  • ripartire dal livello della realtà lasciando il livello "narrativo" a Berrlusconi … sui sinfoli temi non ci si può fermare agli slogan, occorre essere concreti nelle proposte
  • Bisogna sostenere la base industriale, altrimenti si corre il rischio che 4 milioni di imprenditori facciano delle scelte individuali, di ripiego, chiudendo l’attività. È fortissimo il pericolo che molte imprese in Italia decidano di chiudere i battenti
  • L’economia finanziaria ha creato i danni, oggi è il momento per creare un nuovo quadro di regole per il sistema finanziario. Sarebbe assurdo non cambiare immediatamente. Serve quindi un’autorità di regolazione livello europeo. Molte cose che l’Unione europea sta facendo in questo periodo sono acqua fresca. C’è bisogno di una vera autorità di vigilanza dei sistemi finanziari. Le competenze potrebbero essere affidate direttamente alla Bce. Sarebbe la cosa più semplice affidarle alla Banca piuttosto che creare una apposita istituzione
  • C’è bisogno di lanciare un chiarissimo segnale politico: l’Italia non può rinunciare alla sua vocazione industriale. Posta questa premessa, è evidente che tutte le misure messe in campo per fronteggiare la crisi dovranno essere mirate specialmente alle piccole e medie imprese su cui si regge il nostro sistema produttivo. Credo che in questi mesi così difficili siano due i capitoli cruciali sui quali intervenire. In primo luogo, l’accesso al credito; in secondo, e si tratta di un aspetto strettamente correlato al precedente, il rapporto tra pmi e pubblica amministrazione. Sia in un caso che nell’altro spetta al legislatore porre le condizioni affinché la mancanza di liquidità, temporanea e comprensibile in una fase in cui il volume delle esportazioni è in caduta libera, non si traduca in una definitiva messa in mora delle imprese stesse
  • Sappiamo che occorre dare subito un impulso positivo per far ripartire l’economia, in particolare le piccole e medie imprese. Sappiamo anche che per queste ultime il rapporto con gli enti territoriali è fondamentale. Su queste basi l’ipotesi più auspicabile mi sembra quella che di prevedere forme, ben regolate, di deroga temporanea al patto di stabilità interno solo per quegli enti che negli anni precedenti si siano puntualmente distinti per la virtuosità dei propri bilanci. L’eventuale disavanzo che la deroga comporterà dovrà, comunque, essere coperto attraverso riduzioni sistematiche delle spese improduttive
  • Un elemento centrale dovrà essere anzitutto fattività di monitoraggio sul credito effettivo fatto dalle banche alle aziende in seguito all’accesso ai cosiddetti Tremonti bond. Se lo stato si impegna a mettere a disposizione risorse per il sistema bancario, il sistema bancario ha l’obbligo, non solo etico, di fare il suo mestiere. Cioè fare credito alle imprese produttive che in Italia sono, da sempre, soprattutto le pmi

23 March 2009

Debora Serracchiani

Debora Serracchiani "… la verità è che in questi pochi mesi di vita del PD si è avuta la netta impressione che l’appartenenza al nuovo partito fosse sentita più dalla base che dai gruppi dirigenti

noi non ci possiamo riconoscere in un paese che crede che la sicurezza si possa fare affidandola a dei  politicizzati che si mettono a fare gli sceriffi; noi non ci possiamo riconoscere in un paese che pensa che gli immigrati siano i criminali; noi non possiamo riconoscerci in un paese che non investe nella scuola, nell’università e nella ricerca; noi non ci possiamo riconoscere in un paese che pensa di superare la crisi economica solo prendendola più allegramente; noi non ci possiamo riconoscere in un paese che pensa che  i propri lavoratori  siano fannulloni e che che i medici debbano denunciare i propri assistiti; noi non ci possiamo riconoscere in un paese che non si preoccupa di quei bambini che rischiano di essere bambini non esistenti bambini che non potranno essere registrati …   non ci riconosceremo in un partito che non capisca quanto sia importante tornare a parlare agli italiani con una sola voce …"

Chapeau!

12 March 2009

Lo penso anch’io

"C’è una differenza tra noi e voi, c’è una differenza di fondo, al di là delle singole scelte: noi pensiamo che nella crisi debbano scattare i meccanismi di solidarietà nelle comunità, voi pensate che nella crisi sia inevitabile che qualcuno soccomba e qualcuno si salvi. Noi sappiamo che il Paese si salva tutto assieme o non si salva nessuno"; dall’intervento di Dario Franceschini sull’assegno di disoccupazione.

 Lo penso anch’io…..

23 January 2009

Noi ci proviamo!

Filed under: vot'antonio

logo PDIntervento del 22 gennaio 2008 all’incontro "Situazione politica del PD a Parma. Elezioni amministrative" tenutosi all’Hotel Farnese di Parma con  il vice presidente della Provincia di Parma Pier Luigi Ferrari e il consigliere regionale Matteo Richetti.

Pedemontana: un territorio ricco, di una ricchezza non solo economica, ma di tradizioni e valori, di una ricchezza sociale con una cultura politica solida, è la zona dove il PD alle elezioni politiche scorse è andato al di là della somma dei voti dei DS e Margherita. Questo non deve far certo pensare che le prossime amministrative saranno delle elezioni facili, tutt’altro, anche da noi, come in tutto il territorio nazionale si avvertono malumori; mi pare proprio che dalle primarie ad oggi siano state disattese le aspettative degli elettori che  nel PD vedevano un partito deciso, un partito che dai valori della tradizione traesse la forza per innovarsi ed aprirsi.

Nel territorio in cui vivo si è compiuto, o meglio, si è cercato di compiere un percorso collettivo fatto di confronti, discussioni, cercando una partecipazione di persone nuove e di giovani, rapportandosi con i loro pensieri e le loro idee. Mi pare, però, che non ci sia stato altrettanto percorso da parte della dirigenza del partito, chiuso in stanze, sempre molto formale, incapace di dinamismo, di fare sintesi,  di concludere con scelte condivise.

Non vorrei dare ora l’idea del disfattista, nel PD ci credo e credo anche sia il momento giusto per ripartire e continuare a percorrere la strada iniziata ridando speranza ed entusiasmo a quei giovani che si sentono stanchi e che mi dicono che il prossimo anno non riprenderanno la tessera o che per le europee stanno prendendo in considerazione la possibilità di votare Di Pietro. Dobbiamo dare una risposta concreta e permettere loro di contribuire direttamente alle politiche del partito grazie anche al loro modo rapido e incisivo di comunicare.

Il PD deve ripartire proprio da queste intenzioni di rinnovamento, di democrazia, di partecipazione, e da quello spirito che ha caratterizzato le primarie.

Voglio citare una breve frase, per me significativa, di Barack Obama, detta al discorso di insediamento qualche giorno fa: "… abbiamo scelto la speranza sulla paura, l’unità degli scopi sul conflitto e la discordia …" .

Con la speranza e l’unità ha, o meglio, hanno realizzato il loro progetto… “yes we can”… un messaggio che continua a racchiudere in se la forza di una decisione, di una volontà… Il nostro “si può fare” non è stato e non è altrettanto risoluto, ha in se qualcosa di vago, di dubbioso, avete presente Ezio Greggio quando dice “ce la ce la fa” e poi si gira di lato dicendo “non ce la fa non ce la fa”? Ecco, è così il nostro “si può fare”, manca soprattutto un soggetto, NOI!… “l’unità degli scopi” come dice Obama.

L’essere uniti … i paesi che compongono la Pedemontana hanno pensato di unirsi costituendo un Unione dei Comuni in modo da ridare slancio al territorio proprio grazie alla volontà di collaborazione. L’Unione Pedemontana può essere un valore in più, una forza per garantire ai cittadini quantomeno il mantenimento di una elevata qualità dei servizi, di strumenti per la pianificazione e per lo sviluppo del territorio.

C’è bisogno di essere concreti, onesti, occorre farsi promotori di un dibattito sui programmi, sulle prospettive, dobbiamo riprendere a sognare, anche se "il sogno" - come dice l’amico Giacomo - "ha il limite dell’individualità, ognuno sogna per se stesso. Eppure ci fu un tempo lontano, ma neanche troppo, in cui si sognava insieme a più voci".

Ecco bisogna sognare, dobbiamo riprendere a sognare insieme, sognare in tanti. Non sarà facile. Noi ci proviamo!






















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